L'evoluzione della viticoltura nel paesaggio agrario della Romagna
Ecco un'immagine significativa di un'antica viticoltura con alberate. Dopo aver plasmato per secoli il paesaggio agrario romagnolo sono progressivamente sparite negli anni in cui furono abbandonate anche le 'uve traverse', l'uva bastarda dei vitigni minori. Il mutamento risale agli anni '50-'60, quando il grande sviluppo tecnologico trasformò radicalmente i modelli produttivi e gli equilibri sociali dell'intera nazione. Anche la Romagna si avviò verso una ristrutturazione radicale della propria economia: l'azienda agricola incominciò a produrre per il mercato e non si limitò più alla produzione per la semplice economia di sussistenza. Incomincia così la costituzione della 'filiera lunga' della produzione e del commercio. Molte aziende vitivinicole furono indotte ad abbandonarono la coltura della vite, altre puntarono in modo drastico sulla produttività, spesso a scapito della varietà, privilegiando Sangiovese, Trebbiano e Albana. Flavio Ricci, L'Agricoltura in Faenza nel Novecento, a cura di Alessandro Montevecchi, Edit Faenza, 2003 (pp. 105-153)
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