lunedì 26 febbraio 2007

Scaffale Romagnolo

Abbiamo preparato una Bibliografia che comprende i volumi più importanti che riguardano la Romagna. Ci troverete le pubblicazioni consigliate da Giuseppe Bellosi e tanti altri titoli che vanno ad implementare le sue indicazioni. Tutti i volumi sono stati divisi per tema e per data di pubblicazione per rendere più semplice ed immediata la loro consultazione. I temi principali che abbiamo individuato sono questi: Tradizione, Fiabe e Costume / Alimentazione e Gastronomia / Agricoltura / Storia e Geografia / Dialetto, Lingua e Poesia.

Ai libri abbiamo aggiunto anche un elenco di Riviste di cultura romagnola, Dischi e Video di vario interesse anch'essi divisi in sottocategorie. Per chiudere, una lista di Siti web da cui attingere informazioni e spunti.

L'intero documento lo potete scaricare cliccando qui: Scaffale Romagnolo

Si ringraziano Giuseppe Bellosi e Lorenza Montanari per l'importante contributo offerto nella compilazione di questo materiale.

Il Tempo in Fattoria

Una segnalazione bibliografica proposta da Mauro Lombardi: Il Tempo in Fattoria. Guida all'uso delle previsioni metereologiche in campagna, Edagricole, 2006.

Il libro di Luca Lombroso tratta dell'attualità del clima e dei suoi effetti sulla viticoltura. Mauro dice: "E' molto semplice e utile e io lo consiglio a tutti gli amici del Laboratorio del Racconto. Il taglio è divulgativo e sulla simpatia e professionalità dell'autore non ci sono dubbi". E' un vero e proprio 'manuale d'uso' delle previsioni meteorologiche. Unisce notizie tecniche, culturali e scientifiche in un mix gustoso. Una riflessione che spazia dai vari tipi di fenomeni atmosferici estremi (quelli che più preoccupano gli agricoltori per il loro potenziale di danno verso le colture), fino ai fenomeni tradizionali e alle varie forme di nubi con relative conseguenze. Un ringraziamento a Mauro per l'utile indicazione.

Per ulteriori informazioni: Edizioni Edagricole

sabato 17 febbraio 2007

Tàca Zaclèn: alle origini della musica popolare romagnola

La nostra compagna Lorenza Montanari ci segnala un'interessante iniziativa legata alla musica popolare romagnola delle origini. Pubblichiamo la notizia con grande piacere, ringraziandola e consigliando la partecipazione!


Lunedì 19 febbraio 2007, Hotel della Città, Forlì, ore 20
Racoz. Tàca Zaclèn: alle origini della musica popolare romagnola. Il Fondo Carlo Brighi nelle Raccolte Piancastelli.

Interverranno: Antonella Imolesi Pozzi, Storica dell'arte e bibliotecaria del Fondo Piancastelli; Elisabetta Righini, Musicista e Musicologa; Gabriele Zelli, Assessore del Comune di Forlì.

Durante la serata saranno proposti brani musicali e foto d'epoca.

Nella seconda metà dell'Ottocento Carlo Brighi, detto Zaclèn (Anatroccolo), violinista e compositore, fu protagonista di una vera e propria rivoluzione musicale: incominciò a mescolare la musica da ballo della tradizione popolare romagnola con le danze di coppia che provenivano dall'Austria. Nelle sue composizioni (1870-1915) riuscì a fondere il tipico ballo saltato delle aie contadine con i valzer viennesi, dando vita ad uno stile originale da cui il moderno ballo liscio ha tratto forte ispirazione.

venerdì 16 febbraio 2007

Martedì 20 marzo, evento finale!!!!!!!

Allora è deciso: Martedì 20 Marzo ci sarà la serata finale del Laboratorio del Racconto; la località è ancora in forse, abbiamo già delle disponibilità interessanti, ma le dimensioni del luogo saranno decisive, entro qualche giorno si deciderà l'ambientazione "perfetta" per la nostra serata. I gruppi di lavoro, dedicati a organizzazione, logistica e cibi/vini sono già al lavoro.

martedì 13 febbraio 2007

Calendario e Folklore in Romagna

Durante il primo dei nostri incontri laboratoriali Eraldo Baldini ci ha parlato delle feste e delle ricorrenze folclorico tradizionali della Romagna. Ha inquadrato il tema all'interno di una riflessione più ampia sulla misurazione del tempo e sulla differente percezione che se ne aveva nel mondo popolare, in cui aveva forma ciclica ed era prevalentemente scandito dai fatti della natura, dal ciclo del sole e della luna, dal ciclo vegetale di semina e raccolto, caratterizzato da eterni ritorni (il bambino che nasce è l'antenato che ritorna). Fino all'inizio del secolo, si era ancora molto lontani dalla moderna percezione del tempo lineare. All'interno del periodo festivo, nel tempo magico 'fuori dal tempo', si aprivano le porte alla circolarità, alla comunicazione tra la dimensione del mondo dei vivi e quella dei morti, creandosi la possibilità di interscambio tra differenti livelli.


Il Solstizio d'inverno, l'antica festa pagana della nascita del sole che ricomincia a vivere, coincidente con le attuali feste del Natale, costituiva un unico arco festivo che andava dal 25 dicembre al 6 gennaio. Con l'introduzione del Calendario gregoriano (1582) queste come le altre feste furono trasformate e assunte in un quadro festivo cristiano. Il simbolo festivo natalizio tradizionale in Romagna era il Ceppo (o la 'zocca') che veniva messo ad ardere nel camino e che doveva durare per i dodici giorni festivi: la luce e il calore emanati rispondevano ad un rituale di accoglienza verso gli antenati che in quell'occasione tornavano a far visita ai vivi (si usava lasciare anche del cibo sulle tavole). Il natale era il momento dei riti per propiziare il tempo futuro (auguri e regali) e si chiudeva con l'epifania, il momento in cui gli antenati se ne vanno e lasciano qualcosa di propiziatorio in cambio (ed ecco la figura della vecchia, la befana, che porta doni). Alla vigilia dell'epifania si usava celebrare la Pasquella. Gruppi di giovani giravano di casa in casa cantando ritornelli ben auguranti (i pasqualotti), diffondendo l'augurio che i morti rivolgevano prima di andarsene.


Dodici giorni dopo l'epifania si celebrava la Festa di Sant'Antonio, che chiudeva definitivamente il ciclo del natale ed apriva quello del carnevale. E' il momento in cui venivano macellati i maiali che la comunità aveva allevato nei mesi precedenti (ognuno contribuiva ad allevare i maiali che giravano con le campanelle per le strade del paese) e le carni venivano divise tra tutti.


Il Carnevale è l'ultimo momento in cui si mangiava la carne (da qui probabilmente deriva il termine 'carnevale') perché dopo la macellazione la carne si esaurisce in fretta (non esistevano i moderni metodi di conservazione). Il rituale carnevalesco, in cui tutto si rovescia, è una sorta di riattualizzazione del caos originale, quindi un annullamento del tempo che avviene attraverso riti espiatori di cancellazione dei mali e delle colpe accumulati nel ciclo temporale che si chiude. Accanto a questi vi si possono ritrovare i riti di rinnovamento del tempo come il rogo del fantoccio di carnevale o la finta uccisione o cacciata del re che per un giorno rappresentano la fine del caos con cui terminano anche le libertà sfrenate, le licenze assolute e il consumo sovrabbondante di cibo e di vino per tornare ad una condizione quotidiana legata al bisogno, all'ordine consueto, alle gerarchie. Il rinnovamento del tempo passava anche attraverso il rinnovamento della comunità, all'interno della quale, attraverso le feste, i balli e il corteggiamento si formavano le nuove coppie, le nuove famiglie, i cui frutti, i nuovi nati, andavano a prendere il posto dei defunti che, rappresentati da maschere, sovrintendevano alla festa carnevalesca e portavano nelle case (ricevendone in cambio cibo e bevande) l'augurio di fertilità, abbondanza e fecondità.


La Segavecchia è un altro rituale carnevalesco posto a metà del periodo quaresimale in cui la vecchia con i frutti nel ventre è simbolo del parto della terra. Simbolo principe di rinascita è invece la Pasqua (l'uovo è la rappresentazione del passaggio), ponte tra il tempo fermo e sospeso e la rinascita della natura, il nuovo inizio. Necessaria al rinnovamento è la purificazione che si attua con la festa pasquale, in un processo di eliminazione dei mali e dei peccati dei singoli e della comunità. E' a questo scopo che il giovedì e il venerdì santo, dopo la celebrazione dei mattutini, i fedeli presenti in chiesa (riproponendo un antico rito di palese origine pre-cristiana) battevano violentemente con bastoni su pavimenti, muri e confessionali, con lo scopo di cacciare gli spiriti maligni che potevano essere presenti nel villaggio. Con le Calendimaggio (il giorno del 1°Maggio) si apre il periodo decisivo del raccolto. I riti della propiziazione sono stati eseguiti ed è ora di coglierne i frutti. La notte di San Giovanni del 24 giugno è la notte dei prodigi, un altro momento di sospensione temporale in cui i morti tornano durante la notte delle streghe. Il 31 ottobre con il Capodanno agrario, l'attuale Halloween, si chiude il periodo del raccolto e si dà nuovo inizio alla semina. Anche in questa occasione i defunti tornano a visitare la comunità.


Per un approfondimento su questi temi si consiglia la lettura di
Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi,
Calendario e Folklore in Romagna. Le stagioni, i mesi e i giorni nei proverbi, nei canti e nelle tradizioni popolari, Ravenna, Il Porto, 1989

domenica 11 febbraio 2007

L'evoluzione della viticoltura nel paesaggio agrario della Romagna

Ecco un'immagine significativa di un'antica viticoltura con alberate. Dopo aver plasmato per secoli il paesaggio agrario romagnolo sono progressivamente sparite negli anni in cui furono abbandonate anche le 'uve traverse', l'uva bastarda dei vitigni minori. Il mutamento risale agli anni '50-'60, quando il grande sviluppo tecnologico trasformò radicalmente i modelli produttivi e gli equilibri sociali dell'intera nazione. Anche la Romagna si avviò verso una ristrutturazione radicale della propria economia: l'azienda agricola incominciò a produrre per il mercato e non si limitò più alla produzione per la semplice economia di sussistenza. Incomincia così la costituzione della 'filiera lunga' della produzione e del commercio. Molte aziende vitivinicole furono indotte ad abbandonarono la coltura della vite, altre puntarono in modo drastico sulla produttività, spesso a scapito della varietà, privilegiando Sangiovese, Trebbiano e Albana.

Flavio Ricci, L'Agricoltura in Faenza nel Novecento, a cura di Alessandro Montevecchi, Edit Faenza, 2003 (pp. 105-153)

Scarica il saggio in formato Pdf

martedì 6 febbraio 2007

Appuntamento con la tradizione orale

Venerdì 9 febbraio 2007 ore 20.00
Azienda Agricola e Agrituristica "La Siba"

Cibo, musica e visioni in campagna: il sapore del paesaggio. La tradizione orale delle campagne: conversazione attraverso le memorie di un'anziana signora.


A seguire cena a tema :: 25 euro (bevande incluse)


Via del Partigiano, 19 -
Località Vecchiazzano - Forlì
T
el.: 0543.478139; e-mail: info@lasiba.it

Web:
La Siba

sabato 3 febbraio 2007

Musica e balli tradizionali in Romagna

Lo scrittore ed etnomusicologo americano Alan Lomax fu uno dei primi ricercatori a proporsi di raccogliere in maniera sistematica il repertorio della musica tradizionale. Lo fece mettendosi in cammino e andando direttamente a conoscere e registrare sul campo gli esempi maggiormente significativi di queste manifestazioni della cultura popolare. Fu così che dagli anni '30 iniziò a raccogliere e documentare il repertorio della tradizione afro-americana, prevalentemente il blues suonato e cantato nelle campagne povere dell'America del Sud, e successivamente quello delle Bahamas, di Haiti e dei Caraibi.

Nel 1954 venne in Italia per un lungo viaggio che lo vide impegnato, sotto la guida di Diego Carpitella, alla ricerca di documenti del Folklore musicale italiano. Dalle registrazioni effettuate in quell'occasione con il suo magnetofono fu poi pubblicata una collana di dischi, dal titolo Italian Treasury, ancora oggi di estrema importanza per la conoscenza di un patrimonio culturale che va perdendosi. Uno di questi Cd, intitolato The Alan Lomax Collection: Emilia-Romagna, è interamente dedicato alla musica e ai balli delle nostre zone. Cliccando sul pulsante inserito qua sotto vi diamo l'opportunità di ascoltare brevi estratti di 30 secondi di ogni singolo brano della raccolta.

Il Compact-disc è stato edito nel 2001 dalla casa Discografica Rounder Records ed è ancora in distribuzione. Lo potete trovare prenotandone una copia presso i negozi di dischi specializzati oppure on-line direttamente sul sito dell'etichetta discografica.

Ascolta qualche estratto dalla raccolta dedicata all'Emilia-Romagna

Alle origini della parola Treb

Vi proponiamo la trascrizione dei passi più interessanti dell'articolo tratto da La Ludla, rivista nata con l'intento di valorizzare il patrimonio dialettale romagnolo, che Luigi Dadina ci sottopose alla lettura durante uno dei suoi appuntamenti. L'articolo si propone di approfondire il significato etimologico del termine Treb e al tempo stesso di offrire una contestualizzazione della pratica del trebbo all'interno del mondo contadino.


Treb. Approfondimento sul termine
di Renato Cortesi

Il termine treb è uno di quei vocaboli romagnoli ancora abbastanza noti e usati, e sta a indicare un incontro tra persone, generalmente dedicato alla conversazione e al divertimento.

Il luogo dell'incontro poteva essere all'aperto o al chiuso, e in questo si distingueva dalla vegia che si teneva invece solo al chiuso e nelle stagioni fredde, molto spesso nelle stalle per sfruttare il calore degli animali; per questi motivi e' treb è un concetto più legato alla bella stagione, mentre la vegia all'inverno. (...)

Per quanto riguarda il termine treb una delle analisi più complete è indubbiamente quella eseguita da Calvetti in Voci del dialetto romagnolo (Longo Editore, Ravenna, 2001). Oltre ad indicarne la persistenza anche in zone diverse da quella romagnola (trébb o treb nel bolognese, trep nel modenese) Calvetti propone alcune possibili origini etimologiche di questo termine o in quanto derivanti da località geografiche con un nome assonante al vocabolo stesso, o da alcuni vocaboli di origine celtica (tref significa 'villaggio' nel Galles, threb era usato per 'dimora' nell'antico irlandese), o da altri di origine indoeuropea usati nell'antica Italia centrale non sottostante il dominio latino (treb come 'casale').

L'autore in questione ricorda comunque come oggi venga generalmente accettata l'ipotesi che ne trae l'etimologia da trivium, termine latino con il quale si indicava un incrocio di tre strade e nelle quali era usuale l'incontro tra persone (...), ma che esso sottintendesse una conversazione di basso livello culturale, se non addirittura il trattare cose volgari, o licenziose, comunque legate in qualche modo alla volgarità (tracce di questa interpretazione rimane infatti nel termine italiano triviale).

Noi però sappiamo che nel significato che diamo oggi al termine romagnolo la volgarità non c'entra per niente: il treb è semplicemente un conversare tra amici, molto spesso piacevole e legato alle faccende di tutti i giorni.

Tratto da La Ludla, Periodico dell'Associazione 'Istituto Friedrich Schurr' per la valorizzazione del partimonio dialettale romagnolo, a. X, Dicembre 2006, n. 10. Società Editrice 'Il Ponte Vecchio'.

Per approfondimenti sul tema del dialetto romagnolo si consiglia la consultazione dei seguenti siti:
www.ilpontevecchio.com (casa editrice molto impegnata sul fronte delle pubblicazioni di importanti studi sulla cultura popolare di Romagna)
www.argaza.it (e' dialet rumagnol in linea)
www.expina.it
(il verb in dialet rumagnol)