Il Bursòn. L'uomo, la vite, il vino
Il Bursòn è un vitigno rustico, con pochi problemi di adattamento e in grado di resistere a gelate tardive. Scoperto abbarbicato ad una quercia nell'area in cui si praticava la caccia dal capanno a Boncellino di Bagnacavallo (RA), Antonio Longanesi (foto) notò che il suo frutto veniva molto apprezzato dagli uccelli tanto da usarlo con grande soddisfazione come richiamo. Vista la robustezza della pianta Longanesi provò a produrre vino ottenendo con stupore un ottimo prodotto da 14° che ebbe notevole successo tra gli amici. Negli anni'50, quando i vitigni minori vennero soppiantati dalla coltivazione intensiva di Sangiovese, Albana e Trebbiano, la famiglia Longanesi decise di 'salvare' le ultime viti di Bursòn e di avviare la produzione di vino rosso.
Nonostante la grande curiosità che destò subito il vitigno venne iscritto nel registro nazionale delle varietà di viti solo nel 2000 con la denominazione di 'Uva Longanesi', quando il Consorzio 'Il Bagnacavallo' certificò il vino che se ne ricava con il nome di Bursòn (derivato dal soprannome attribuito alla famiglia Longanesi). Questo vino viene ora prodotto e commercializzato con successo da un sempre più numeroso gruppo di vitivinicoltori.
L'affascinante storia di questo vitigno e della sua vinificazione può essere approfondita attraverso l'interessante lettura del volume di Mauro Manaresi che ci consiglia Francesco Tonini:
Mauro Manaresi, Il Bursòn. L'uomo, la vite, il vino, Società Editrice 'Il Ponte Vecchio', pp. 96, Euro 8,00
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