Calendario e Folklore in Romagna
Durante il primo dei nostri incontri laboratoriali Eraldo Baldini ci ha parlato delle feste e delle ricorrenze folclorico tradizionali della Romagna. Ha inquadrato il tema all'interno di una riflessione più ampia sulla misurazione del tempo e sulla differente percezione che se ne aveva nel mondo popolare, in cui aveva forma ciclica ed era prevalentemente scandito dai fatti della natura, dal ciclo del sole e della luna, dal ciclo vegetale di semina e raccolto, caratterizzato da eterni ritorni (il bambino che nasce è l'antenato che ritorna). Fino all'inizio del secolo, si era ancora molto lontani dalla moderna percezione del tempo lineare. All'interno del periodo festivo, nel tempo magico 'fuori dal tempo', si aprivano le porte alla circolarità, alla comunicazione tra la dimensione del mondo dei vivi e quella dei morti, creandosi la possibilità di interscambio tra differenti livelli.
Il Solstizio d'inverno, l'antica festa pagana della nascita del sole che ricomincia a vivere, coincidente con le attuali feste del Natale, costituiva un unico arco festivo che andava dal 25 dicembre al 6 gennaio. Con l'introduzione del Calendario gregoriano (1582) queste come le altre feste furono trasformate e assunte in un quadro festivo cristiano. Il simbolo festivo natalizio tradizionale in Romagna era il Ceppo (o la 'zocca') che veniva messo ad ardere nel camino e che doveva durare per i dodici giorni festivi: la luce e il calore emanati rispondevano ad un rituale di accoglienza verso gli antenati che in quell'occasione tornavano a far visita ai vivi (si usava lasciare anche del cibo sulle tavole). Il natale era il momento dei riti per propiziare il tempo futuro (auguri e regali) e si chiudeva con l'epifania, il momento in cui gli antenati se ne vanno e lasciano qualcosa di propiziatorio in cambio (ed ecco la figura della vecchia, la befana, che porta doni). Alla vigilia dell'epifania si usava celebrare la Pasquella. Gruppi di giovani giravano di casa in casa cantando ritornelli ben auguranti (i pasqualotti), diffondendo l'augurio che i morti rivolgevano prima di andarsene.
Dodici giorni dopo l'epifania si celebrava la Festa di Sant'Antonio, che chiudeva definitivamente il ciclo del natale ed apriva quello del carnevale. E' il momento in cui venivano macellati i maiali che la comunità aveva allevato nei mesi precedenti (ognuno contribuiva ad allevare i maiali che giravano con le campanelle per le strade del paese) e le carni venivano divise tra tutti.
Il Carnevale è l'ultimo momento in cui si mangiava la carne (da qui probabilmente deriva il termine 'carnevale') perché dopo la macellazione la carne si esaurisce in fretta (non esistevano i moderni metodi di conservazione). Il rituale carnevalesco, in cui tutto si rovescia, è una sorta di riattualizzazione del caos originale, quindi un annullamento del tempo che avviene attraverso riti espiatori di cancellazione dei mali e delle colpe accumulati nel ciclo temporale che si chiude. Accanto a questi vi si possono ritrovare i riti di rinnovamento del tempo come il rogo del fantoccio di carnevale o la finta uccisione o cacciata del re che per un giorno rappresentano la fine del caos con cui terminano anche le libertà sfrenate, le licenze assolute e il consumo sovrabbondante di cibo e di vino per tornare ad una condizione quotidiana legata al bisogno, all'ordine consueto, alle gerarchie. Il rinnovamento del tempo passava anche attraverso il rinnovamento della comunità, all'interno della quale, attraverso le feste, i balli e il corteggiamento si formavano le nuove coppie, le nuove famiglie, i cui frutti, i nuovi nati, andavano a prendere il posto dei defunti che, rappresentati da maschere, sovrintendevano alla festa carnevalesca e portavano nelle case (ricevendone in cambio cibo e bevande) l'augurio di fertilità, abbondanza e fecondità.
La Segavecchia è un altro rituale carnevalesco posto a metà del periodo quaresimale in cui la vecchia con i frutti nel ventre è simbolo del parto della terra. Simbolo principe di rinascita è invece la Pasqua (l'uovo è la rappresentazione del passaggio), ponte tra il tempo fermo e sospeso e la rinascita della natura, il nuovo inizio. Necessaria al rinnovamento è la purificazione che si attua con la festa pasquale, in un processo di eliminazione dei mali e dei peccati dei singoli e della comunità. E' a questo scopo che il giovedì e il venerdì santo, dopo la celebrazione dei mattutini, i fedeli presenti in chiesa (riproponendo un antico rito di palese origine pre-cristiana) battevano violentemente con bastoni su pavimenti, muri e confessionali, con lo scopo di cacciare gli spiriti maligni che potevano essere presenti nel villaggio. Con le Calendimaggio (il giorno del 1°Maggio) si apre il periodo decisivo del raccolto. I riti della propiziazione sono stati eseguiti ed è ora di coglierne i frutti. La notte di San Giovanni del 24 giugno è la notte dei prodigi, un altro momento di sospensione temporale in cui i morti tornano durante la notte delle streghe. Il 31 ottobre con il Capodanno agrario, l'attuale Halloween, si chiude il periodo del raccolto e si dà nuovo inizio alla semina. Anche in questa occasione i defunti tornano a visitare la comunità.
Per un approfondimento su questi temi si consiglia la lettura di
Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi, Calendario e Folklore in Romagna. Le stagioni, i mesi e i giorni nei proverbi, nei canti e nelle tradizioni popolari, Ravenna, Il Porto, 1989
2 commenti:
Ciao a tutti, sono Valentina, vi mando il programma degli spettacoli teatrali dell'Associazione con cui collaboro, che gestisce i teatri di Civitella, Galeata, Predappio..
- SABATO 3 MARZO Predappio
Teatro Comunale
PIZZOL E BARTOLINI “Amamaz”
- SABATO 31 MARZO Civitella
Teatro Comunale
PIZZOL E BARTOLINI “ La fattoria dei vitelloni”
- DOMENICA 1 APRILE Predappio
Teatro comunale
FEDERICO FIUMI “ Linea D’ombra”
- SABATO 21 APRILE Predappio
Teatro Comunale
BEBO STORTI “ Mai Morti”
- SABATO 28 APRILE Galeata
Teatro Comunale
MONI OVADIA “Cabaret Yiddish”
- VENERDì 18 MAGGIO Galeata Teatro Comunale
MARCO MARZOCCA “I Viaggi di gulliver…ed altre storie”
- SABATO 19 MAGGIO Predappio – Teatro Comunale
TEATRO DELLE ALBE
“La canzone dei felici pochi e degli infelici molti” +
Luigi Dadina in “Al Placido Don”
- SABATO 16 GIUGNO Stadio Comunale di Predappio
IVANO MARESCOTTI “Lui, (io) un pataca qualsiasi”
INGRESSO: intero 10,00 € - ridotto 7,00 €
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:
0543 61108(Lun-Ven dalle 10.00 alle 13.00)
339 8685200
Stiamo inoltre organizzando una rassegna collaterale a Predappio chiamata "dal Giallo al Nero", che prevede un ciclo di incontri con Eraldo baldini, Carlo Lucarelli, Loriano Machiavelli con Francesco Guccini, e la presentazione di "Fascisti su Marte" con Guzzanti. Le date sono ancora da definire.
Per chi vuole ricevere ogni settimana la comunicazione degli spettacoli in modo più dettagliato, mandi una mail a info@direfaretantecose.it;
oppure me lo dice e lo inserisco io nella mailing list dell'associazione.
ancora un saluto a tutti, apresto
valentina
grazie Valentina!
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